L’ultimo anno ha dimostrato quanto brand anche di grande prestigio possano, in pochissimo tempo, vedere un calo drammatico delle vendite per un “errore di comunicazione” legato alla propria web reputation.
La reputazione digitale è diventata, ormai, un complesso insieme di informazioni che si possono trovare online che sono strettamente correlate ad un brand o alle persone che le rappresentano. Il consumatore, sempre più attento ed esperto nell’utilizzare gli strumenti che ha a disposizione online, ipotizza il rapporto che potrebbe instaurare con il brand stesso sulla base di come quest’ultimo si comporta con gli altri.
Ecco quindi che la web reputation viene associata alla credibilità o all’affidabilità di un brand ed è proprio sulla base di queste che il consumatore decide di optare per un prodotto o per un altro. Vediamo quindi quali sono i 5 errori da non commettere quando si vuole costruire una reputazione online credibile.
1. Non integrare le digital PR nella strategia SEO
Non integrare le digital PR nella strategia SEO è un errore strategico che può compromettere seriamente la web reputation di un’azienda; per comprendere appieno questo errore bisogna ricordare che le digital PR sono uno strumento essenziale per costruire l’autorevolezza del dominio e incrementare il suo livello di “trust” agli occhi del motore di ricerca.
In particolare, una strategia di digital PR che tenga conto della SEO consente di creare un profilo backlink qualitativo e rilevante, comportando non solo un miglioramento del posizionamento organico del sito, ma agendo anche come un elemento di validazione esterna del brand.
Ad esempio, quando una testata online autorevole o un blog di settore inserisce un link verso il tuo sito, viene trasmesso un segnale di fiducia non solo ai motori di ricerca ma anche agli utenti, consolidando la web reputation.
Inoltre, anche le menzioni del brand senza un link diretto, se provenienti da fonti autorevoli e considerate “affidabili”, possono comunque rafforzare la percezione positiva del marchio, aumentando, di conseguenza, la brand authority. Non integrare le Digital PR nella strategia SEO significa perdere la possibilità di controllare meglio come il brand viene percepito online e, soprattutto, limitare la crescita organica del sito.
2. Non misurare il traffico generato dall’attività
Un ulteriore errore capace di compromettere la reputazione online è non misurare il traffico generato. Quali sono i contenuti che stanno generando interesse, fiducia e coinvolgimento? Non monitorare il traffico e le interazioni del pubblico con il proprio brand significa perdere di vista i dati fondamentali che potrebbero segnalare l’efficacia o il fallimento delle attività di Digital PR o delle strategie SEO.
Inoltre, non avere i dati a portata di mano significa non poter valutare il possibile ROI (Return on Investment) dell’investimento sostenuto per l’attività, né identificare quali contenuti stiano costruendo un’immagine positiva online e quali, invece, stanno compromettendo la web reputation.
Google Analytics è un ottimo strumento per monitorare il traffico della propria attività: grazie ai codici di tracciamento UTM, infatti, è possibile distinguere quali contenuti come, per esempio, articoli, post sui social media o menzioni di influencer, stanno realmente portando traffico.
3. Utilizzare contenuti poco autorevoli per le PR
Valore e qualità sono due elementi fondamentali che il pubblico ricerca nei contenuti online, soprattutto quando si parla di Digital PR. Le pubbliche relazioni tradizionali stanno perdendo valore soprattutto per gli utenti che sono “stufi” di leggere inserti a pagamento su riviste e testate senza che questi portino un reale valore aggiunto.
Inoltre, non sono solo gli utenti a ricercare “contenuti di valore”, ma anche i motori di ricerca. Google[1] ha, infatti, rilasciato un aggiornamento attraverso il quale ha svelato quali parametri i contenuti devono rispettare per essere considerati autorevoli e di qualità: E-E-A-T (Experience, Expertise, Authority and Trust).
Scegliere, quindi, di pubblicare contenuti non autorevoli, che non portino reale valore agli utenti e che forniscano informazioni superficiali o imprecise, può avere conseguenze disastrose sia per il posizionamento sui motori di ricerca che per la web reputation.
4. Non valutare la qualità dei link
Quando si costruisce la strategia di Digital PR è essenziale considerare anche la qualità dei link che andranno a nutrire il sito sul quale si lavora. Inserire dei siti che hanno una bassa autorevolezza può portare dei danni in termini di web reputation in quanto causano:
- un’influenza negativa sul ranking dei motori di ricerca;
- percezioni distorte e scettiche degli utenti;
- abbassamento della fiducia nei confronti del brand;
- un cambiamento in negativo della brand reputation.
La reputazione online è tanto importante quanto la visibilità; per questo motivo i professionisti delle strategie digitali devono trovare il giusto equilibrio tra traffico e autorevolezza della testata per un determinato settore di riferimento.
5. Pensare che le Digital PR possano portare al successo da sole
Infine, un errore che brand e aziende commettono è pensare che una strategia efficace di Digital PR possa bastare per ottenere una buona reputazione online. Come abbiamo visto, il mondo “digital” è un ecosistema altamente integrato che unisce varie strategie e discipline, e le Digital PR devono essere considerate come una parte di un quadro più ampio.
Le Digital PR, infatti, hanno il potere di amplificare la visibilità e costruire relazioni significative, ma senza un supporto adeguato e una strategia olistica, i benefici possono essere limitati. Per migliorare la visibilità del proprio brand è necessario integrare le Digital PR con altre componenti strategiche, come SEO, content marketing, gestione dei social media e analisi dei dati.
L’importanza della reputazione online nel 2024
Oggi più che mai la reputazione digitale è interconnessa con la percezione dei consumatori di un brand. La crescente digitalizzazione, infatti, ha rivoluzionato il processo decisionale d’acquisto dei customer. Alcuni studi rivelano che circa l’80% dei consumatori, prima di effettuare un acquisto, sia esso online o in un negozio fisico, consulta il web per informarsi su marchi e prodotti.
Questa fase di ricerca serve al consumatore per valutare la qualità di un prodotto o di un servizio, per comprendere come viene percepito il brand dagli altri consumatori e come si posiziona sul mercato di riferimento. Motivo per cui, la reputazione digitale non è solo più “l’immagine” o un “accessorio superficiale”, ma un vero indice di performance di un marchio.
Influisce, infatti, direttamente sulla fiducia del consumatore e, in ultima analisi, sul successo commerciale del brand. Avere una solida presenza online, che rifletta valori di trasparenza, qualità e attenzione al cliente, è essenziale per garantire un posizionamento competitivo e duraturo nel mercato odierno.
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[1] https://searchengineland.com/unpacking-google-2024-eeat-knowledge-graph-update-440224